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EXPO 2020: intervista a Palladium Photodesign



 

INTERVISTA A PALLADIUM PHOTODESIGN - OLIVER SCHUH + BARBARA BURG

Il servizio fotografico ufficiale per il Padiglione UAE e per il Padiglione del Qatar di EXPO 2020: un’avventura davvero emozionante. Rendere vive le creazioni di Santiago Calatrava.

Abbiamo avuto l’opportunità di porre alcune domande a Oliver Schuh e alla sua collega Barbara Burg sui particolari e i retroscena dell’esperienza di ritrarre con la fotografia le opere architettoniche di Santiago Calatrava e, in particolare, il Padiglione UAE per il quale Duplomatic ha ingegnerizzato, realizzato e sta manutenendo il sistema di movimento della copertura.

Un lavoro impegnativo, reso ancora più complicato dalle condizioni in cui i due artisti si sono trovati a lavorare. Arrivati a Dubai programmando tre giornate di riprese, hanno presto avuto una sorpresa. La sessione di photo shooting, che si svolgeva nei giorni immediatamente prima dell’apertura di EXPO 2020 (24-26 settembre 2021), era stata ridotta ad un solo giorno di lavoro per problemi organizzativi e logistici, dato che era partita una “corsa contro il tempo” da parte di tutti per arrivare pronti alla cerimonia di apertura.

Fotografare due edifici di così grandi dimensioni, in un’unica giornata, era una sfida davvero ardua perché, come si può ben immaginare, per una questione di luce, soprattutto in un Paese come gli Emirati Arabi, non è possibile sfruttare l’intera giornata. Così le ore realmente utili per le riprese erano ancora meno. Inoltre, sul posto molte erano ancora le persone al lavoro per le ultime rifiniture dell’evento e questo rendeva più difficile il progetto fotografico. Fortunatamente, alla fine, sono stati concessi due giorni ed è stato possibile realizzare ulteriori scatti. Successivamente alle riprese, è stato poi necessario dedicare circa una settimana di post-produzione per ritoccare e ottimizzare le immagini migliori.

 

A Oliver e a Barbara di Palladium Photodesign abbiamo chiesto:

 

Come riuscite a trasformare un edificio in una immagine viva?

La luce è il segreto. Catturare la luce più bella durante la giornata è la nostra sfida.

L’apertura e la chiusura delle ali della copertura del Padiglione UAE, ad esempio, richiedevano condizioni speciali di luce per imprimere il movimento nell’obiettivo della macchina fotografica. Lo abbiamo ripreso sia nelle prime ore del mattino che al tramonto fino alla notte.

Le inquadrature dovevano essere le medesime per cogliere le differenze, le ombre e le sfumature. Anche in questo caso, abbiamo fotografato i soggetti seguendo il corso del sole da est a ovest per cogliere le situazioni migliori.

Grazie alla collaborazione con il team Duplomatic, abbiamo visto aprirsi e chiudersi le ali della copertura dell’UAE Pavilion almeno 3 o 4 volte, per cogliere il movimento nella sua fluidità e bellezza. Siamo riusciti persino, usando una esposizione lunga, a immortalare il movimento di apertura: è stato davvero emozionante.

Alcuni scatti siamo riusciti a farli anche posizionando la macchina fotografica su balconi o impalcature che si affacciavano sui due padiglioni, in modo da avere un punto di vista più ampio sugli edifici stessi. Purtroppo, non era possibile usare droni e queste inquadrature erano le uniche possibili per avere un punto di vista dall’alto. Il nostro team sul campo era composto da noi due fotografi e una collaboratrice dell’Architetto Calatrava che ci accompagnava per spiegare gli aspetti salienti dei due edifici.

Quale è stata la sfida più grande in questo lavoro?

Sembra strano ma il problema principale è stata la temperatura. Negli Emirati Arabi in settembre è ancora molto caldo e molto umido, questo rendeva difficile lavorare all’aperto.

E poi come detto, i grandi lavori di rifinitura che rendevano l’area piena di persone in movimento, ponevano serie limitazioni alle inquadrature.

Dal vostro punto di vista artistico quale è stata la principale impressione avuta osservando i due edifici?

L’UAE Pavilion è un edificio davvero grandioso, assomiglia ad una cattedrale nel suo essere ampio e pieno di luce. L’esterno e l’interno sono davvero memorabili. Inoltre, è molto impressionante il movimento delle ali silenzioso e armonioso. Una impressione essenziale e indimenticabile.

Il padiglione del Qatar è più piccolo ma ugualmente ricco di luci e di ombre interessanti per l’occhio di un fotografo e non solo.

Come si prepara un servizio fotografico di un edificio?

Inizialmente si studia l’impianto architettonico, la mappa, i dettagli in modo da non perdere gli aspetti salienti. Gli edifici di Calatrava sono sempre molto complessi.

Lavoriamo per lui da oltre 20 anni, a partire dal primo calendario con la rassegna delle sue opere in giro per il mondo. Abbiamo fotografato edifici e costruzioni in Europa, Medio Oriente, Stati Uniti. Ricordo molto bene le opere italiane: la stazione ferroviaria di Reggio Emilia, i ponti nell’area circostante la ferrovia e il Ponte della Costituzione a Venezia.

Come si diventa fotografi professionisti in un settore anche così specialistico come il Design Architettonico?

Io e Barbara ci siamo conosciuti all’Università di Dortmund, vicino a Colonia. Entrambi studiavamo fotografia. Siamo stati affascinati da un professore che ci ha fatto amare la professione di fotografo del design architettonico.

Abbiamo lavorato su tanti edifici, moderni e contemporanei come quelli di Renzo Piano, o Bjarke Ingels Group (BIG), ma le opere di Calatrava sono sempre molto affascinanti. La sfida è riuscire a rappresentarne l’energia, le forma, il movimento e non rischiare mai di creare immagini noiose.

La fotografia per gli architetti è il mezzo più importante per comunicare la loro opera. Le immagini trasportano le idee originali dell’architetto e le diffondono sia per coloro che possono vedere gli edifici con i propri occhi sia per coloro che sono lontani. La soddisfazione più grande è quando l’architetto ci riferisce che abbiamo portato alla luce nuove emozioni e punti di vista dell’edificio che egli stesso non aveva colto.

Poter incontrare due artisti come Oliver e Barbara, comunicativi e capaci di trasmettere il bello non solo con la fotografia, ma anche attraverso il racconto, è stata esperienza davvero interessante

Grazie per il tempo che ci avete dedicato.


Palladium Photodesign è stata fondata nel 1992 dai fotografi Barbara Burg e Oliver Schuh. Da allora, il focus del loro lavoro è stato sulla rappresentazione di opere di architettura e interior design.

Oltre a note aziende industriali, i loro clienti includono studi di architettura internazionali, sviluppatori di progetti e fondi immobiliari.

Lavorano anche a livello internazionale per agenzie pubblicitarie, case editrici e riviste di architettura.

Una panoramica del loro lavoro è disponibile sul sito web www.palladium.de



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